
Solo E-book
ECo Delle PiAnuRe
Ali del West: Libro Sette
Traduzione dall’inglese
di Roberta Capizzi
Ora disponibile in Kindle Unlimited

Un racconto breve
Ecacusayet. Un fulmine. Dal giorno in cui è fuggito dalla famiglia Ryan, poco dopo la nascita, lo stallone ribelle noto come Eco è sempre riuscito a non farsi catturare. Ora, però, il diciassettenne Eli Ryan ha intenzione di cambiare le cose. Quando la sua ricerca si restringe fino a scovare il luogo in cui si nasconde il cavallo, Eli per poco non travolge Cassie Callahan, nel deserto texano. Sebbene lei rappresenti un’allettante distrazione, nemmeno i suoi affascinanti occhi verdi potranno distoglierlo dal suo scopo. Ma l’ostinazione con cui la ragazza protegge il leggendario stallone potrebbe proprio finire per mandarlo fuori rotta.
Un dolce young adult romance ambientato nel 1895 nel Texas del Nord.
Ali del West
Lo Scricciolo: Libro Uno
La Colomba: Libro Due
Il Passero: Libro Tre
Il Merlo: Libro Quattro
L’uccello Azzurro: Libro Cinque
L’Uccello Canoro: Libro Sei
Eco delle pianure: Libro Sette
Capitolo Uno

Texas del Nord
1895
Elijah Ryan spronò la sua cavalla al galoppo, tenendo strette le redini mentre la giumenta attraversava la pianura aperta che si estendeva fino all’orizzonte, rotta solo da un altopiano inaspettato o da un ostacolo roccioso, che contribuivano a cancellare l’illusione di infinito. In quella calda giornata di agosto, la brezza forzata era piacevole e asciugava la camicia sudata di Eli. Un senso di euforia gli montò dentro: finalmente stava per catturare quel dannato stallone ribelle.
Come un fantasma, la sua preda era scomparsa pochi minuti prima, ma Eli lo aveva visto, aveva visto proprio lui, e il ragazzo non aveva alcuna intenzione di farsi sfuggire di nuovo l’obiettivo.
La giumenta sbuffò e allungò le zampe, mentre Eli restava abbassato con la schiena incurvata. Poi, senza alcun preavviso, l’animale si impennò e si raddrizzò con un sobbalzo. Il ragazzo inclinò il corpo per evitare di venire disarcionato, ma non servì: un sonoro nitrito gli riempì le orecchie, e dalla gola gli sfuggì un urlo gutturale quando perse la presa sulla sella. Cadde al suolo con un tonfo sordo che gli scosse le ossa. Temporaneamente stordito, incapace di respirare, fissava gli zoccoli della giumenta ricadere a pochi centimetri dal suo viso.
Spostati.
Il suo corpo, tuttavia, non rispose. Eli attese di vedere la vita passargli davanti agli occhi, ma, quando il passato non si riversò nel presente, pensò che forse diciassette anni erano un tempo troppo breve perché Dio si scomodasse a fare un resoconto pre-morte.
«Sciò! Sta’ indietro!» disse una voce femminile.
Riverso a terra, Eli rimase sollevato nello scoprire di riuscire a portarsi una mano alla fronte. Cercò di schiarire la nebbia che gli offuscava la mente. Quella voce non apparteneva a una delle sue sorelle. Katie era impegnata ad aiutare la zia Claire a occuparsi della moglie di T.J. Walker, che stava per partorire per la sesta volta e correva il rischio di perdere un altro bambino, mentre Josie era ancora a letto per riprendersi dall’attacco del puma che per poco non le aveva causato la perdita della vita.
«State bene?» Quelle parole femminili avevano una sfumatura di accento del sud. «È stato proprio un bel tonfo.» Un ginocchio lo sfiorò mentre due mani delicate gli toccavano il braccio e la spalla sinistri.
«Quante dita ho sollevato?» gli chiese lei, il viso ombreggiato da un cappello dalla tesa ampia.
Eli sbatté le palpebre quando lei si chinò su di lui, e spostò lo sguardo sugli occhi della ragazza. «Verdi.»
«Verdi?» I suoi bei lineamenti mostrarono un’immediata preoccupazione. «Restate fermo. Quella caduta dev’essere stata peggio di quanto sembrasse. Anche se, devo ammetterlo, sembrava estremamente brutta.»
«Tre dita.» Eli si schiarì la gola. «Voi avete gli occhi verdi.»
Quegli stessi occhi limpidi, del colore del bosco, lo scrutavano, e il ragazzo si chiese se lei non fosse per caso un miraggio. Non avrebbe potuto farne apparire uno più accattivante nemmeno se ci avesse provato.
«Beh, forse allora state davvero bene» ammise lei. «Volete mettervi seduto?»
Una ciocca di ricci scuri le ricadde sulla spalla, ed Eli colse una zaffata di profumo di rose. La mente gli si svuotò. Ogni istinto maschile che possedeva lo assalì quando lei lo prese per la spalla e lo fece sedere. In uno stato di stordimento, lui si rimise in piedi e cercò di scrollarsi di dosso quella reazione, quella nuova consapevolezza, nei confronti di quella donna sconosciuta. Non che non avesse mai sentito il profumo di una ragazza prima di allora – aveva due sorelle e una gran quantità di cugine. Doveva essere stata la caduta ad avergli provocato quella reazione, ma allo stesso tempo riuscì a comprendere meglio quello a cui erano sottoposti gli stalloni al Rocking Wren quando nelle vicinanze c’era un’attraente giumenta.
«Riuscite a camminare?» gli chiese lei.
«Sì, sto bene.» Lieto di non aver perso la capacità di parlare, Eli notò che era almeno trenta centimetri più alto di lei. La ragazza aveva l’aspetto e il comportamento di sua sorella quindicenne Katie; dovevano avere all’incirca la stessa età. Lui conosceva molta della gente che viveva in quell’area, eppure lei non gli era familiare. Si sarebbe ricordato di quegli occhi verdi.
«Mi dispiace di aver spaventato il vostro cavallo» disse lei. «Voi però siete sbucato fuori dal nulla.»
«Siete fortunata a non esservi fatta male.» Lui si chinò a raccogliere il cappello da terra. «Vi siete persa? Come vi chiamate?»
«No, non mi sono persa.» Lei allungò la mano. «Sono Cassie Callahan.»
Eli la fissò, poi si riprese.
Allungò la mano e si rese conto di avere ancora indosso i guanti da lavoro. Con fare agitato, se li sfilò. Non si stringeva la mano di una bella ragazza con indosso i guanti.
«Io sono Eli Ryan.» Le lasciò andare la mano e si chiese il perché di quel senso di disagio. Di solito non veniva turbato a quel modo dalle donne. «Conosco i Callahan, ma non ho riconosciuto voi.»
«Ci conoscevamo molto tempo fa. C.C.?»
«C.C.» La cosa lo sorprese. «L’ultima volta che ti ho vista avevi quattro o forse cinque anni.»
«Io e mio padre siamo da poco tornati a vivere qui dalla Georgia.»
A Eli tornò in mente qualcosa riguardo a uno dei ragazzi Callahan, che aveva tagliato i ponti con la famiglia a causa di una questione personale, ma lui non si era interessato oltre. Forse avrebbe dovuto prestare più attenzione a sua madre, alla nonna e alle zie in occasione delle riunioni di famiglia, dal momento che sembravano essere sempre aggiornate sui pettegolezzi locali. «Da quanto sei tornata?»
«Da qualche mese, ormai. Non penso che nonno Callahan si sia messo ad annunciarlo ai vicini.»
«Non che io sappia.»
Lo stallone. Ormai era probabile che lo avesse perduto. Forse Lucas aveva avuto successo: qualche ora prima, suo cugino si era diretto a sud. Lucas aveva il prodigioso talento dei Blackmore nel seguire le tracce.
Eli sapeva che avrebbe dovuto rimettersi in strada – stava perdendo tempo –, eppure la riluttanza di lasciare la signorina Callahan lo tenne bloccato lì.
«Sei qui tutta sola?» le chiese.
Lei annuì. «Mi piace cavalcare.»
«Hai visto un cavallo selvatico che fuggiva? Ha il manto fulvo con la criniera nera, e la groppa ha una chiazza bianca ricoperta di macchie marrone scuro; è uno stallone davvero pieno di sé.»
La signorina Callahan esitò e il suo sguardo si fece serio. «Ho visto cavalli selvatici di tanto in tanto. Perché lo cerchi?»
Eli ripensò a Josie, distesa nel suo letto al ranch, che si stava riprendendo dalle ferite. Anziché parlare di come sua sorella fosse quasi morta, Eli riportò la mente al cavallo.
«Da queste parti esiste una leggenda su di lui.»
La signorina Callahan rimase in attesa.
Un brivido percorse la schiena di Eli. Quel destriero era soltanto un maledetto cavallo, ricordò a se stesso, nonostante tutte le chiacchiere che cercavano di trasformare l’animale in qualcosa di diverso – qualcosa di inquietante.
«La notte in cui è nato, due anni fa, una violenta tempesta si avvicinò con rapidità.»
«La notte in cui è nato» gli fece eco lei. «Vuoi dire che è tuo?»
«Di mia madre. Lei alleva cavalli e ha un vero talento nel predire la loro indole. Lasciò che fosse mia sorella minore, Josie, a farlo nascere. A quei tempi, lei aveva dodici anni, ma con la tempesta che infuriava all’esterno era dannatamente pericoloso.» Eli si sfregò il naso e spostò lo sguardo sull’orizzonte, dove il cielo azzurro si fondeva con il beige del deserto. Non gli capitava spesso di trovarsi vicino a una ragazza carina – le sue sorelle e le cugine non contavano –, perciò avrebbe dovuto stare attento a non imprecare.
«Cos’è successo?»
«Josie lo tirò fuori dalla madre proprio quando un fulmine si schiantò e colpì la cavalla, che purtroppo non ebbe scampo, e il puledro schizzò via.»
La signorina Callahan sussultò. «Ma era appena nato.»
«Avremmo voluto provare a prenderlo, ma non eravamo sicuri di come stesse Josie: quella scossa aveva fatto perdere i sensi anche a lei.»
«Si è ripresa?»
«Sì, è stata fortunata. Il resto di noi era più indietro. Io e mio padre andammo a cercare il puledro, però non lo trovammo mai, e nemmeno il suo corpo.» Un’ombra avvolse la terra quando le nuvole oscurarono il sole che tramontava. «Ci sono state segnalazioni su di lui, di braccianti che l’hanno visto, eppure non è mai stato catturato. Ci abbiamo provato tutti: mio padre, io, mio zio Logan. Mio zio Nathan e il figlio maggiore, Lucas, ce l’avevano quasi fatta, una volta, e per questo si presero una ramanzina del diavolo dalla zia Em.» Eli tossì. Le ragazze carine erano una gradita novità, anche se rendevano un uomo piuttosto nervoso.
L’espressione interrogativa della signorina Callahan lo obbligò a riportare l’attenzione sulla conversazione. «Lucas si ruppe un braccio» aggiunse.
Lo sguardo della ragazza si fece pensieroso.
«Mia madre ci disse di lasciar perdere il cavallo, Josie però non ci riusciva. Lo chiamiamo Eco, un diminutivo di Ecacusayet. Significa fulmine, nella lingua dei Comanche.»
«È stata tua madre a dargli quel nome?»
«Già.»
«Nella famiglia Callahan si racconta spesso la storia del ritorno di Molly Hart dai Comanche» disse lei.
Eli decise che non ne avrebbe fatto parola ai suoi genitori: suo padre era abbastanza protettivo quando si trattava del passato che aveva condotto la moglie da lui.
«Perché devi catturarlo?» La voce della ragazza aveva una lieve nota di irritazione.
«Per Josie. Lo riporto a casa per lei.»
«È libero da tanto tempo. Non diresti che sia giunto il momento di lasciarlo in pace?»
«Di recente gli hanno sparato, o almeno è quello che pensiamo.» A Eli non sfuggì il modo in cui la schiena della signorina Callahan si irrigidì. Lentamente, aggiunse: «Qualcuno dice che sia stato io.»
Un’espressione di orrore le attraversò il volto, e ogni idea di farle la corte abbandonò la mente di Eli. Avrebbe dovuto tenere chiusa quella sua boccaccia, però gli avevano insegnato a dire le cose in modo schietto. Alcune abitudini erano dure a morire.
«È così?» sussurrò lei.
A ovest, il cielo fiammeggiava con le ultime sfumature di arancione, mentre il giorno cedeva il posto alla notte.
«No.» Eli serrò la bocca in una linea severa. «Roy Hardy ha la lingua lunga. È probabile che siano stati ladri di bestiame. Voglio assicurarmi che Eco stia bene.»
***
Cassie guardava Eli Ryan, divorata da un senso di terrore. Si era fatto alto e affascinante, i capelli color castano scuro e gli occhi grigio-verdi avevano catturato il suo interesse così all’improvviso da farla sentire come quel giorno in cui era caduta in un pozzo: disorientata, ansiosa, impaurita. La cosa era di per sé già abbastanza spaventosa. Tuttavia, quell’angoscia che la divorava con altrettanta forza riguardava lo stallone. Il suo stallone. Lei lo chiamava Medaglione, ora però sapeva il suo vero nome: Eco.
E non avrebbe mai permesso a Eli di catturarlo. Almeno, non con il suo aiuto. Sarebbe stato un tradimento. Medaglione si era fidato di lei quando l’aveva trovato sanguinante a causa della ferita di un proiettile, sotto a un arbusto di mesquite. Anche se ci era voluto un po’, alla fine era riuscita a conquistare la sua fiducia abbastanza a lungo da permetterle di assisterlo. Non che lei avesse una vasta conoscenza di come trattare quel tipo di ferite, tuttavia aveva pulito quel foro sanguinante come meglio aveva potuto, e lo stallone, da quanto si poteva vedere, si era ripreso.
Sebbene l’animale continuasse ad accettare la sua presenza, la ragazza stava attenta a non superare i limiti, e lui continuava a fidarsi di lei ogni giorno un po’ di più. Cassie si recava in quel luogo, in quelle solitarie e vaste pianure che proseguivano all’infinito nel Texas del Nord, quanto più spesso poteva e trascorreva del tempo con lo stallone.
Quel cavallo era la sua salvezza.
Le piaceva pensare che, forse, lei era la sua.
«Non ho visto il cavallo che hai descritto» disse. «Si avvicina l’ora di cena, perciò adesso dovrei tornare.» Si mise il cappello sulla testa e prese le redini del proprio cavallo.
«La terra dei Callahan è ad alcune miglia da qui. Cavalcherò insieme a te. Non dovresti proprio trovarti da sola da queste parti.»
«Non lo faccio sempre» mentì lei.
Eli le diede una mano a montare in sella, e quel tocco la fece sentire confusa. Le piaceva. Ed Eli, beh… lui era interessante. Nel Texas i ragazzi erano tutti come lui? Se fosse stato così, allora supponeva che avrebbe dovuto mettere in conto di ritrovarsi in equilibrio precario per tutto il tempo in cui lei e suo padre sarebbero rimasti.
E se Eli avesse davvero sparato a Medaglione? Aveva detto di non averlo fatto, ma se avesse mentito? All’età di quindici anni, la maggior parte dei quali trascorsi senza la madre, Cassie sapeva che la cosa migliore da fare era evitare il più possibile Eli Ryan. Era l’unico modo per non commettere errori: errori nell’amicizia, errori nella fiducia, errori con il cuore.
Quell’ultima riflessione la colse di sorpresa, sussurratale nei pensieri come un messaggio dal passato. No, non il suo, bensì quello del padre. E lei era stanca di vivere sotto il mosaico della sua infelicità.
Si diressero a sud, con il crepuscolo che rendeva il cielo di una sfumatura più scura e l’intenso calore della giornata che finalmente diminuiva.
«Sei contenta di essere tornata in Texas?» le chiese Eli mentre cavalcavano fianco a fianco.
«Sì.» Cassie lanciò un’occhiata alla silenziosa vastità del terreno: un tonico per un’anima triste. «È così diverso dalla Georgia, eppure ha chiaramente qualcosa di speciale che non trovi da nessun’altra parte. Sei mai andato via?»
Eli rise. «E dove mai dovrei andare? I Ryan hanno dei legami forti qui, tanto quanto li hanno i Callahan. Inoltre, sono troppo simile a mia mamma, o almeno così dice mio padre. Lei non riesce a sopportare di restare chiusa in casa troppo a lungo, e nemmeno io.»
«Hai soltanto sorelle?»
«Sì, Katie e Josie. Saranno contente che tu sia tornata. Sono certo che vorranno che tu venga a farci visita e rimanga una settimana o anche di più.»
Quel pensiero aveva una certa attrattiva, anche se non necessariamente per via delle sorelle di Eli. Cassie lo guardò di sottecchi, con la coda dell’occhio.
«Quanti anni hanno?»
«Kate ne ha quindici e Josie quattordici. All’incirca la tua età.»
«Ti piace avere delle sorelle?» Dal momento che era figlia unica, non aveva mai avuto il beneficio di avere fratelli o sorelle.
Eli si strinse nelle spalle. «Non ci ho mai pensato per davvero. Sembra che ci siano sempre state. Josie è quella testarda, anche se devo ammettere di avere un debole per lei. Comunque, se mai glielo andrai a dire, lo negherò.»
Le fece un sorrisetto e il cuore di lei si mise a battere un po’ più forte.
«Cercherò di ricordarlo» gli disse.
Un giovane a cavallo, con capelli scuri e un fisico snello, che assomigliava a Eli, si avvicinò e tirò le redini per fermare il cavallo. «Non hai catturato Eco, anche se a quanto pare qualcosa l’hai catturato.»
Cassie si domandò se si fosse solo immaginata l’espressione torva sul volto di Eli.
«L’ho quasi investita con il cavallo. Signorina Callahan, lui è mio cugino, Lucas Blackmore.»
«Signorina.» Lucas si toccò la tesa del cappello e Cassie lo salutò con un cenno del capo. Era di bell’aspetto e di sana costituzione; tuttavia, una rapida occhiata ai due giovani bastò a rivelare a Cassie, in un inquietante lampo, che Eli la intrigava molto di più.
«Dal momento che hai le mani vuote, posso solo supporre che l’istinto dei Blackmore abbia fallito» disse Eli.
Il tono accusatorio attirò l’attenzione di Cassie. Quanto voleva davvero Medaglione? E sarebbe arrivato a metterla fuori gioco per arrivare a lui?
«Terrò la mia risposta per dopo, dato che adesso siamo in presenza di una signorina» rispose Lucas.
«Vi prego, non serve che vi disturbate a causa mia» disse Cassie. «Sto andando a casa, quindi ora me ne vado.» L’oscurità era quasi discesa su di loro. «È stato bello rivederti, Eli. Signor Blackmore.»
«Se mai vorrai andare a fare un giro a cavallo, basta che mi chiami» le urlò dietro Eli.
Lei lo salutò con la mano e si stampò in faccia quello che sperava fosse un sorriso amichevole. Non riusciva a dire perché, eppure sentiva lo sguardo di Eli su di sé mentre si allontanava. Si rifiutò di voltarsi per averne conferma, per dargli ancora un’ultima occhiata.
***
«Chiama me “signor Blackmore”, ma te Eli.» Lucas rise. «Non mi sorprende che tu abbia rinunciato a cercare Eco. La signorina Callahan è decisamente più carina da guardare.»
«Forse.» Non c’era alcun forse – Cassie era la più bella visione in cui Eli si fosse mai imbattuto in quelle pianure solitarie. Non appena avesse acciuffato Eco, avrebbe fatto qualche visita di cortesia a casa Callahan. La diffidenza di Cassie, in particolare dopo che lui le aveva parlato di Eco, si sarebbe potuta vincere con un po’ di attento impegno da parte sua. Magari lo zio Logan gli avrebbe potuto dare qualche consiglio; con una moglie e quattro figlie, tra tutti i maschi Ryan era l’esperto in materia di femmine.
Si sfregò il viso, stanco di cercare quel dannato cavallo, ma l’avrebbe trovato. Le sparatorie lo preoccupavano, dato che la loro frequenza si era intensificata negli ultimi tempi. Anche altri animali erano stati colpiti – cavalli e bestiame –, e quella faccenda doveva finire. In definitiva, comunque, lui aveva intenzione di riportare Eco a casa. Avrebbe fatto qualunque cosa per rivedere quella luce negli occhi della sua sorellina. Sapeva che Eco possedeva la risposta per riportare indietro l’anima della ragazzina dopo l’attacco che gliel’aveva portata via.
Translation based on the English version of ECHO OF THE PLAINS copyright © 2012 K.McCaffrey LLC






