
Disponibile in formato eBook e cartaceo.
L’UCCEllO CAnoRo
Ali del West: Libro Sei
Traduzione dall’inglese
di Roberta Capizzi
Ora disponibile in Kindle Unlimited

Novella lunga
Unisciti ai personaggi della serie “Ali del West” in questa novella ambientata quindici anni dopo “Lo scricciolo”.
La fiera di Denton, in Texas, attira gente da ogni dove, e Matt e Molly Ryan vi si sono recati per concludere la vendita di alcuni cavalli e, allo stesso tempo, per godersi un po’ di riposo e di relax. L’occasione si trasforma in un affare di famiglia quando a loro si uniscono Logan, il fratello di Matt, e sua moglie Claire, seguiti da Nathan ed Emma Blackmore, e Cale e Tess Walker.
Incontrerai le ragazze della seconda generazione: Katie e Josie Ryan, figlie di Matt e Molly, e Anna, Sarah e Sophie Ryan, figlie di Logan e Claire. Le giovani, con età che vanno dagli undici ai quattordici anni, tentano di aiutare un ragazzino che è stato falsamente accusato di furto; nel farlo, tuttavia, scopriranno un segreto ben più profondo. E potrebbe esserci una connessione che le ricondurrà al periodo che da bambina Molly ha trascorso con i Comanche Quahadi.
Non perderti le storie di ognuna delle ragazze, in arrivo nei prossimi romanzi.
Ali del West
Lo Scricciolo: Libro Uno
La Colomba: Libro Due
Il Passero: Libro Tre
Il Merlo: Libro Quattro
L’uccello Azzurro: Libro Cinque
L’Uccello Canoro: Libro Sei
Eco delle pianure: Libro Sette
Elogi
~ Edwina Bailey Brown, recensione su BookBub
~ recensione su Amazon
Capitolo Uno

Texas
Ottobre 1892
Molly
Molly si svegliò nel silenzio della notte e si mise a fissare il soffitto, confusa. Poi si ricordò che lei e Matt si trovavano in un hotel a Denton.
Buttò fuori il fiato e richiuse gli occhi, il corpo ancora paralizzato a causa del sogno. Anche se non era stato un vero e proprio incubo, le aveva comunque lasciato una sensazione di panico e di tristezza. Quando fu finalmente in grado di muovere la mano, la allungò fino a trovare il corpo caldo di Matt accanto a lei. Si rotolò su un fianco e gli si avvicinò, in cerca del calore che solo lui poteva offrirle.
Matt si mosse e lasciò che lei si accoccolasse nel suo abbraccio.
«Un brutto sogno?» le chiese, con le labbra che le sfioravano i capelli.
«Sì.»
«Sempre il solito?»
Lei sospirò. «Sì.» Era spossata. Erano passate settimane e il sogno era sempre lo stesso.
«Ne hai parlato con Emma?»
La sorella minore possedeva quella che qualcuno definiva preveggenza, che le persone dalla mentalità ristretta avrebbero potuto definire stregoneria. «Non ancora.» Affondò il viso contro la sua pelle nuda, e il suo profumo la calmò. Mio marito.
«Lei potrebbe essere in grado di aiutarti» le disse lui. «Forse c’è dietro qualcos’altro.»
Molly sapeva che Matt parlava per esperienza personale. Per anni i suoi sonni erano stati tormentati da un periodo di prigionia che aveva subìto quando era ancora un Texas Ranger, e lei era stata l’unica con cui lui aveva condiviso i dettagli completi di quel tempo. E poi, il responsabile, Augusto Cerillo – che il cognato di Molly, Nathan, aveva ucciso –, era tornato dopo che lei aveva sposato Matt. Tuttavia, la sua non era una vendetta di tipo tradizionale, dato che l’uomo non era più in vita, nel senso fisico del termine. Cerillo aveva usato il mondo degli spiriti per prendersi la rivincita. Era stato solo grazie all’aiuto di Emma e della stessa Molly che erano riusciti a impedire a Cerillo – che aveva usato il corpo di un altro uomo – di uccidere Matt. Una volta che era tutto finito, però, gli incubi di Matt si erano piano piano dissolti.
Molly doveva affrontare quel suo sogno ricorrente, ma al solo pensiero la riempiva un senso di apprensione, perciò aveva gestito la questione rimandando a un altro giorno. Se si fosse rivolta a Emma e sua sorella le avesse fornito delle spiegazioni, cosa sarebbe successo? Supponeva che avrebbe dovuto agire di conseguenza.
A ogni modo, non poteva continuare così. Le immagini notturne non si fermavano. Diventavano sempre peggiori.
«D’accordo» sussurrò. «Domani parlerò con Emma.»
Matt le posò un bacio sulla fronte e le sistemò la coperta sulle spalle. Con lui accanto, Molly riuscì a concedersi qualche altra ora di sonno irrequieto.
***
Molly
Un bambino andò a sbattere contro Molly sulla passerella di legno, e lei, stordita, gli afferrò le spalle per impedirgli di cadere. Lui si voltò, si liberò dalla presa con uno strattone e si allontanò di gran carriera, sollevando polvere mentre i passi battevano un ritmo costante sulle assi.
«Che diamine» disse Claire, afferrando il gomito di Molly per poi stringerlo forte. Molti anni prima, Molly le aveva salvato la vita, dopo averla trovata malmenata e abbandonata in un burrone, e le due avevano sviluppato uno stretto legame di amicizia, reso ancora più forte dal grado di parentela di cognate, dato che entrambe avevano sposato due uomini della famiglia Ryan.
Molly si raddrizzò. «Di certo ha molta fretta.»
Lasciata la piazza centrale, sulla quale vigilava un imponente edificio a due piani che fungeva da tribunale, Molly e Claire seguirono la direzione che aveva preso il bambino, fino al sito in cui si trovava la fiera di Denton, vicino ad Avenue A e Welch Street, a un miglio di distanza. Molly pensò che di certo il ragazzino si sarebbe stancato prima di arrivarci.
La fiera, che durava diversi giorni, aveva attirato una grande folla. C’erano molti concorsi dedicati al bestiame e all’agricoltura, oltre alla compravendita di cavalli, come dimostrava la lunga fila di stalle che attraversava il lato nord del complesso fieristico. Donne illustri della comunità presentavano molti articoli da sottoporre alla giuria: dipinti a olio, biancheria ricamata, trapunte, e prodotti alimentari tra cui conserve, torte e marmellate.
Il vero divertimento, tuttavia, erano le gare dei cowboy e le corse di cavalli: gare di galoppo e trotto lungo un circuito di circa sedici ettari che si trovava in loco.
Molly aveva sperato di parlare con Emma quella mattina, durante la colazione, ma nell’hotel in cui soggiornavano c’era stato troppo trambusto. Molly era arrivata insieme a Matt, con le loro figlie Katie e Josie. Le ragazze, di dodici e undici anni, erano ansiose di visitare la fiera, mentre il loro figlio maggiore, Eli, era rimasto al Rocking Wren Ranch. All’età di quattordici anni era più felice in sella a un cavallo e a occuparsi dei propri compiti. Era un texano fino al midollo, e già faceva progetti per un futuro nel campo del bestiame.
Le figlie di Molly erano da qualche parte con le cugine, le tre figlie di Claire: Anna, che dati i suoi quattordici anni era la più grande ed era la copia esatta di Claire, con lunghi capelli biondi e l’indole tranquilla e organizzata; Sarah, di un anno più piccola, nonostante venisse spesso scambiata per la gemella di Anna, aveva tuttavia una personalità più allegra e apertamente curiosa; e l’undicenne Sophie, con i capelli scuri che richiamavano quelli dei Ryan e la distinguevano dalle sorelle maggiori. Quelli, e la sua grande scorta di libri, molti dei quali aveva portato con sé in quel viaggio.
La notte precedente, il gruppetto di cugine aveva parlottato ben oltre l’ora di andare a letto, e in quel momento sembravano tutte immerse in chiacchiere mentre gironzolavano per la fiera.
«Pensi che dovremmo sorvegliare meglio le ragazze?» chiese Molly.
Claire rise. «Hai una fune? Dovremmo prenderle al lazo per farle restare sedute. Io non ne ho l’energia. Oltretutto, in che razza di guai potrebbero mai cacciarsi?»
La domanda sembrò restare sospesa nell’aria come una nube oscura.
«Essendo la più grande, Anna si prenderà cura di loro» aggiunse Claire, in tono rassicurante.
Molly concordò in silenzio. Anna possedeva una sicurezza innata. «È di gran lunga la più matura del gruppo.»
«Quel che è certo è che esaspera Logan.» Claire prese a braccetto Molly mentre lasciavano la passerella per camminare sulla strada sterrata. Diversi calessi le oltrepassarono veloci. «Sempre a dire a suo padre quello che deve fare. Temo che, di questo passo, non troverà mai un marito.»
«Non importa. Può diventare medico come te. In tal caso, non avrà bisogno di un marito.»
«Penso che ciò renderebbe felice Logan. Nessun uomo sarà mai abbastanza in gamba per la sua bambina. In realtà, per nessuna di loro.»
Logan era stato benedetto da quattro figlie e nessun maschio e, sebbene di tanto in tanto si lamentasse del fatto di essere succube delle donne, avrebbe fatto di tutto per le sue ragazze, il che spiegava perché ci era mancato poco che non andasse insieme a loro a Denton. La figlia più piccola, Ellie, non stava bene, ma l’avevano lasciata nelle sapienti mani dei nonni. Perciò, alla fine, Logan aveva acconsentito a partecipare alla fiera con il resto della famiglia.
Quando furono nelle vicinanze del polo fieristico, urla di incitamento e applausi le attirarono verso uno degli ippodromi, attraverso una moltitudine di persone. Mentre si avvicinavano, la cavezzina colorata di uno dei cavalli catturò l’attenzione di Molly. Anche da lontano lei riconobbe il motivo giallo, rosso e nero a rombi allungati su uno sfondo verde. Era dei Comanche. In particolare, dei Comanche Quahadi.
Una fitta di nostalgia la colpì, con un’intensità tale da sorprenderla. Per quanto la sua infanzia fosse stata traumatica, lei aveva vissuto otto anni con i Comanche e aveva creato un attaccamento alla sua “nuova” famiglia. E c’erano momenti in cui sentiva la loro mancanza. Quel suo sogno ricorrente ne era la prova.
I Comanche possedevano molte abilità con i cavalli e, da quando lei aveva sposato Matt, aveva messo in pratica le capacità che aveva appreso dal padre comanche. Si avvicinò per vedere meglio.
Il ragazzino che era andato a sbattere contro lei e Claire, che sembrava avere a occhio e croce dodici anni, era accanto all’uomo che si stava occupando del cavallo. Mentre era palese che l’adulto non fosse un Comanche, il ragazzino aveva i loro tratti, il che le riportò alla mente i ricordi del tempo passato con quel popolo.
«Sai chi sia?» chiese Molly a Claire.
«L’uomo o il ragazzino?»
«Entrambi.»
«No, però stanno per vendere un bel cavallo.»
Molly si guardò attorno, in cerca di Matt o Logan, ma c’era una fitta schiera di cappelli da cowboy e di ombrellini parasole. Mentre i cavalli venivano a uno a uno venduti, quando Molly riportò l’attenzione verso il recinto, l’uomo, il ragazzino e il cavallo erano spariti, rimpiazzati dal successivo.
***
Matt
Matt svoltò attorno al recinto e si imbatté nel cognato, Cale. «Novità?» gli chiese.
Cale socchiuse gli occhi e sospirò. «Se ti riferisci alla grande vendita con Anderson, è saltata.»
Dannazione.
«Ne sei certo?»
Cale annuì con un secco cenno del capo. «Non è nemmeno qui. Ho sentito delle voci sul fatto che abbia trovato un’altra opzione per un affare migliore.»
«Il nostro era un ottimo affare. Molly e io abbiamo lavorato sodo per dargli quello che pensavamo fosse ciò che voleva.»
«Lo so.» Cale fece una pausa.
«Sputa il rospo, Walker.»
«Se proprio vuoi liberarti di questi cavalli, potremmo avere un altro compratore.»
«Chi?»
«Holden McCabe.»
Matt non provò neanche a reprimere il flusso di imprecazioni che gli uscì dalla bocca.
«Già.» La risata di Cale era poco ironica. «Immaginavo che avresti reagito così, ma non volevo tenerti all’oscuro. Concordo appieno sul fatto che vendere a McCabe si trovi in fondo alla lista dei desideri.»
Matt scosse la testa, sconfitto. «Quindi abbiamo portato fin qui tutti questi puledri per niente.»
«Pare proprio che sia così.» Cale si sistemò il cappello. «Però guarda la cosa da questa prospettiva: hai offerto alle nostre mogli un bel viaggetto con i loro affascinanti mariti.»
Sarebbe stata una seccatura riportare i cavalli al Rocking Wren alla fine della settimana, dato che avrebbero impiegato più tempo del previsto per tornare, ma pazienza. Il motivo principale per cui si era recato alla fiera di Denton era per vendere due dozzine dei suoi cavalli migliori. Con l’aiuto di Molly, avevano lavorato con gli animali per tutta l’estate, allo scopo di usare i proventi per investirli in esemplari da riproduzione provenienti dall’Inghilterra. Sebbene Matt avesse già completato la prima parte delle pratiche, avevano bisogno del denaro ricavato da questi cavalli, e Anderson era stato d’accordo.
Cale, il fratellastro di Molly, aveva anche lui una parte nell’affare, con altri dodici animali della propria mandria. Molly condivideva con Cale l’amore per i cavalli, e spesso i due si rintanavano durante i pranzi domenicali in famiglia per discutere del valore dell’allevare e dell’addestrare. La visione di sua moglie era senza dubbio influenzata dal tempo che aveva trascorso con i Comanche, considerati i migliori allevatori di cavalli in circolazione. Almeno finché non erano stati spostati alla riserva di Fort Sill. Eppure, Matt aveva sentito dire che molti avevano continuato a esercitare le loro abilità, nel tentativo di trarne una fonte di sostentamento.
«Inoltre» proseguì Cale «sembra che Anderson si stesse lamentando che non ci fossero abbastanza castroni. Dice che gliene avevi promessi di più.»
Proprio prima che Matt partisse per il Texas del Nord, Molly aveva cambiato idea riguardo a tre cavalli, dietro suggerimento del loro figlio Eli. Matt aveva imparato a non interferire mai quando i due erano intenti a prendere decisioni riguardo agli equini, dal momento che entrambi sembravano avere un sesto senso quando si trattava degli animali che allevavano e addestravano. Lui si fidava del giudizio di Molly.
«Dunque è per questo che sta rovinando l’affare?» chiese Matt, senza preoccuparsi di nascondere il proprio fastidio. «Per tre cavalli? Sarebbe stato carino se ce l’avesse chiesto prima che li spostassimo tutti qui.»
Le donne e le ragazze avevano preso il treno da Wichita Falls, mentre Matt, Cale, Nathan e Logan avevano condotto i cavalli. Matt attendeva con ansia di fare il viaggio di ritorno insieme a Molly, Katie e Josie in un bel vagone con sedili imbottiti; a quanto pareva, invece, sarebbe stato necessario ricondurre a casa la mandria.
L’espressione sul volto di Cale rivelò a Matt che c’erano delle ulteriori notizie.
«Devo tirarti fuori il resto con le pinze?»
Sul viso di Cale passò un sorriso fugace. «Temo che odierai questo pettegolezzo più del precedente. McCabe vuole cenare con Molly.»
Incredulo, Matt disse: «Vuole fare la corte a mia moglie? Su questo sì che ho proprio qualcosa da ridire, dannazione.»
«McCabe è un idiota. Non è un segreto. Però credo che questa cosa abbia più a che fare con il tempo che Molly ha trascorso con i Comanche.»
Era un argomento che Matt preferiva tenere privato, se non altro per proteggere Molly. Erano sposati da quindici anni, eppure lui continuava a non sopportare che il passato della moglie fosse oggetto di pettegolezzi. Tuttavia, da quando avevano avuto i loro figli, lei aveva di tanto in tanto raccontato loro del suo rapimento quando aveva nove anni, e degli anni successivi in cui aveva vissuto insieme ai Comanche, prima di venire salvata da un vecchio minatore di nome Elijah, lo stesso uomo da cui avevano preso il nome per il loro figlio. Molly stava persino insegnando a Katie a parlare la lingua comanche.
«Dipende da Molly, se vuole parlare con lui del suo passato» disse Matt. «Comunque sarò lì con lei, se deciderà di farlo.»
Logan e Nathan apparvero con indosso i gambali di pelle e gli speroni che tintinnavano. La cicatrice di Nathan sulla guancia sinistra, regalo di un Comanche diversi anni prima, era più visibile del solito sul viso rasato di fresco.
«A che ora inizia la corsa?» domandò Cale. «Mi ricordi un’altra volta di quale si tratta?»
«Lo sprint dei seicento metri» disse Logan. «E inizia tra un’ora. Il montepremi è salito a cinquanta dollari. Ho sentito dire che le scommesse pendono a mio favore.»
«Stronzate» disse Nathan, per poi socchiudere gli occhi castani. «Semmai, l’interesse è tutto rivolto a quel cavallo da prateria laggiù.» Indicò con un cenno del capo il recinto dentro al quale un’imponente giumenta trottava avanti e indietro. Nel guardare l’uomo che sorvegliava l’animale, Matt provò un senso di riconoscimento.
«È Bill Harner, quello?» chiese.
Nathan lo osservò meglio. «Che mi venga un colpo. Penso sia lui.»
Logan si infilò i guanti di pelle. «Chi è?»
«Nel lontano ’75 era nei Rangers con noi» rispose Nathan, facendo riferimento al tempo che lui e Matt avevano trascorso come Texas Rangers. «Ma era solo un giovanotto. È stato proprio prima che liberassi Matt da Cerillo. Dopo quella volta, non ho più avuto notizie di Bill.»
«Beh, adesso è là in piedi accanto a McCabe» disse Cale.
Matt fece una smorfia. «Sarebbe quasi sufficiente a farmi evitare Harner; comunque sia, andrò a salutarlo.»
«Dobbiamo avvicinarci alla linea di partenza» disse Nathan rivolto a Logan. «Non vorrei che il nostro ragazzo vincente si perdesse il suo momento di gloria.»
«Mangerai la mia polvere, Blackmore.»
«In bocca al lupo» disse Matt quando i due si allontanarono. Si diresse nella direzione opposta, poi però si fermò e si voltò indietro verso Cale. «Vieni? Se McCabe inizia a ciarlare come una gallina riguardo a Molly, avrò bisogno del tuo supporto.»
Cale inarcò un sopracciglio. «Vuoi che ti tenga la mano?»
«Neanche per sogno. Potrei aver bisogno che mi stacchi da lui, se mi facesse uscire dai gangheri. Molly non la prenderebbe molto bene se mi ritrovassi seduto in una cella per disturbo della quiete pubblica. Mi aspetta per cena.»
«Non preoccuparti. Lo sceriffo Mars mi deve un favore. Non resteresti in prigione a lungo.»
Translation based on the English version of THE SONGBIRD copyright © 2021 K.McCaffrey LLC






