
Disponibile in formato eBook e cartaceo.
L'Uccello Azzurro
Ali del West: Libro Cinque
Traduzione dall’inglese
di Roberta Capizzi
Ora disponibile in Kindle Unlimited

Desiderosa di avventura, Molly Rose Simms lascia il Territorio dell’Arizona e arriva in Colorado per far visita a suo fratello Robert, partito due anni prima per cercare fortuna con l’argento nella fiorente città di Creede. La speranza è convincerlo ad accompagnarla a San Francisco, New York City o persino in Europa. Ma Robert non si trova da nessuna parte e al suo posto c’è solo il socio, un misterioso uomo noto come “Lo Sciacallo”.
Seguendo l’irrequieto desiderio di esplorare, unica costante nella sua vita, Jake McKenna si è mosso per le strade affollate di Istanbul, i porti esotici della Cina e i deserti del Marocco. Adesso, la ricerca della vaga e mitica concessione mineraria per lo sfruttamento della Bluebird mette sul suo cammino una nuova socia, e lui dovrà decidere fino a che punto spingersi per proteggere la splendida giovane che annaspa come un pesce fuor d’acqua. Una casa e un focolare non sono mai rientrati nei progetti dello Sciacallo, ma l’arrivo di Molly Rose Simms sta per stravolgere il suo mondo.
Un sensuale romance storico western ambientato in Colorado nel 1892.
Ali del West
Lo Scricciolo: Libro Uno
La Colomba: Libro Due
Il Passero: Libro Tre
Il Merlo: Libro Quattro
L’uccello Azzurro: Libro Cinque
L’Uccello Canoro: Libro Sei
Eco delle pianure: Libro Sette
Elogi
“…una lettura incalzante, con una storia e dei personaggi tanto profondi da mantenere vivo il mio interesse fino all’ultima pagina…”
~ Jo, Romance Junkies
“…carico di avventura e azione che lasciano senza respiro… libro meraviglioso… pressoché impossibile staccarsene!”
~ Maia, The Silver Dagger Scriptorium
“I lettori si scopriranno spesso col fiato sospeso… una lettura veloce ed emozionante!”
~ Belinda Wilson, InD’tale Magazine, a Crowned Heart review
Capitolo Uno

Creede, Colorado
Aprile 1892
Jake McKenna sollevò un piede calzato da stivale su una panchina di legno di fronte all’emporio, mentre la piacevole e determinata figura della signorina Molly Rose Simms attraversava la strada sterrata per poi entrare nel Bertha’s Saloon. Sebbene non avesse mai fatto la sua conoscenza, Jake aveva tenuto d’occhio la sorella del suo socio da quando era arrivata a Creede, il giorno precedente. Si chinò in avanti e appoggiò gli avambracci sul ginocchio.
E ora cosa sta combinando?
L’uomo si sistemò la tesa del cappello per schermarsi dal sole della sera e attraversò Main Street, la strada principale di Upper Creede, schivando un carro e diversi cavalli. Entrare da Bertha’s prima del tramonto non avrebbe di certo creato problemi alla reputazione che aveva in quella città; non si poteva invece dire la stessa cosa per quanto riguardava quella della signorina Simms.
Non si sarebbe affatto dovuta far vedere in locali del genere.
Jake non era un abituale frequentatore di posti come Bertha’s, mentre Robert – il fratello della signorina Simms – lo era, perlomeno lo era stato nei primi periodi in cui l’aveva conosciuto. Aveva il sospetto che la giovane donna fosse proprio alla ricerca di Robert.
Anche Jake lo era.
Entrò nel locale con un singolo e rapido movimento, e una campanella sulla porta di vetro tintinnò quando la richiuse alle sue spalle.
Una donna con indosso una vestaglia di seta e guance colorite dal trucco gli apparve davanti. «Non siamo ancora aperti.»
Jake si tolse il cappello. «Lo so. Sto cercando la donna che è appena entrata.»
«È vostra moglie?»
«No.»
Lei inarcò un sopracciglio e lo squadrò dalla testa ai piedi. «Aspettate qui.» Il seno abbondante e i fianchi larghi ballonzolavano sotto il tessuto sottile mentre si allontanava.
Jake ispezionò il salone pieno di lussuosi divanetti imbottiti e di tavoli lucidi. Bertha’s era di un livello più alto di quanto si fosse immaginato. Forse Robert aveva buon gusto, dopotutto.
Continuò a toccarsi la tesa del cappello finché la sua frustrazione non giunse al punto di rottura. Perché quella donna ci metteva tanto? Spinse di lato la tenda che celava il corridoio. Non c’erano segni della padrona del locale, perciò avanzò lentamente da una porta all’altra, restando in ascolto per cogliere un indizio di dove potesse trovarsi la signorina Simms.
Si immobilizzò al suono di voci che riecheggiavano nel corridoio e si infilò nella porta più vicina, ritrovandosi in una stanza che offriva un letto di ferro lavorato, ricoperto da un copriletto rosso, uno specchio ovale da terra e foto provocanti di donne in vari stati di nudità. Era chiaro che quel luogo fosse destinato ai piaceri carnali.
Prima che Jake potesse nascondersi, una donna fece irruzione nella camera, girò su se stessa e richiuse la porta. Poi si voltò e andò a sbattere dritta contro di lui.
Beh, la fortuna era dalla sua. Era stata la sua preda a trovare lui.
«Oh» sussultò la signorina Simms. «Vi porgo le mie scuse.»
Jake la tenne ferma con le mani posate sulle spalle.
«Sono nella stanza sbagliata» aggiunse poi lei.
«Aspettate.» Jake tentò di mantenere la presa sulla donna, ma lei gli scivolò via dalle mani e si diresse verso la porta, che però si aprì di nuovo prima che la signorina Simms potesse afferrare il pomello. Sulla soglia si ergeva Charles Henderson, il presidente della First National Bank.
Lei indietreggiò e andò a sbattere contro Jake. Quando la donna gli lanciò un’occhiataccia, lui rimase folgorato dall’azzurro dei suoi occhi, che gli riportò alla mente un pavone che aveva visto a Shanghai molti anni prima.
Jake sollevò lo sguardo verso Henderson e gli sorrise, godendosi l’ovvio disagio dell’uomo per essere stato – quasi – sorpreso con le brache calate. Quando, l’anno prima, Jake e Robert avevano tentato di sviluppare la vena Lucky Dog, quel pomposo buffone aveva negato loro il finanziamento, nonostante i campioni esaminati fossero stati valutati duecentocinquanta once in argento. Alla fine, avevano venduto la concessione mineraria per quindicimila dollari; in quel momento, Jake prese in considerazione se fosse il caso di rinfacciarlo di nuovo a Henderson.
«Come sta la tua signora, Charles?» gli chiese.
La ballonzolante padrona di casa apparve proprio in quel momento e, rivolgendosi all’uomo, disse: «Mi dispiace, signore. Vi ho mandato nella camera sbagliata.»
Henderson, un uomo corpulento con una folta barba e baffi, fissò Jake con gli occhi socchiusi. «La ragazza va bene. Mi piacciono minute.»
La signorina Simms raddrizzò le spalle. «Tutto questo è ridicolo. Io sono qui per vedere Mabel. Non sono merce da affittare.»
«È un peccato» rispose Henderson. «Comunque, un piccolo consiglio: io starei proprio alla larga da lui» le disse, indicando Jake.
Un lampo di rabbia attraversò Jake quando l’uomo si mise a far scorrere lo sguardo sugli attributi della signorina Simms. Aveva una mezza intenzione di raccontare alla signora Henderson cosa stesse combinando suo marito. «Andare con le puttane ti si addice, Charles.»
«Perdonatemi» si intromise la ballonzolante padrona. «Qui non tolleriamo questo tipo di linguaggio.»
La signorina Simms si era irrigidita davanti ai suoi occhi. Forse Jake aveva un po’ esagerato, considerando che c’erano delle signore presenti. «Vi porgo le mie scuse, signora.»
La donna si rivolse a Henderson. «Sono davvero desolata per il disguido. Vi troverò subito un’altra ragazza.» Mentre conduceva fuori il presidente della banca, inchiodò Jake con uno sguardo pieno di irritazione. «Avreste dovuto attendere nel salone.»
«Sono impaziente.» Jake le lanciò un sorrisino. «E questa ragazza andrà benissimo.»
«Non sono in vendita» ripeté la signorina Simms, esasperata.
Quando l’agitata padrona del locale se ne andò per occuparsi dell’ospite privilegiato, la signorina Simms si voltò su se stessa per affrontarlo. «Devo richiedervi di andarvene.»
«Dobbiamo parlare.» Jake si sporse oltre la donna e chiuse la porta per avere maggiore privacy.
«Di cosa? Non so nemmeno chi siete.»
«Jake McKenna.»
Lui notò con gioia il lampo di riconoscimento sul suo viso.
«Siete il socio di Robert?»
Non nell’ultimo periodo, comunque sarebbe stato al gioco. «Sì.»
«Avevo in programma di vedere anche voi, dopo.»
«Dunque è una fortuna che ci siamo incontrati. Anche se farlo in un bordello di certo infiammerà gli animi delle vecchie pettegole del posto.»
Da vicino, la somiglianza tra la signorina Simms e suo fratello era più evidente, entrambi con gli stessi capelli scuri e occhi simili, e il lampo in quelli della donna gli ricordò quello che passava nello sguardo di Robert ogni volta che era eccitato per via di una concessione. In effetti, lei era la versione femminile di suo fratello, ma molto più bella.
«Sapete dove si trova Robert?» gli chiese lei.
«Temo di no. Non sapeva che sareste venuta in città?»
Lei aggrottò la fronte. «Lo sapeva, eppure, quando ieri sono arrivata, non era in stazione ad accogliermi e alla sua pensione non si è visto.»
«Lo so.»
«Dunque, se lo sapete, perché non siete a conoscenza di dove si trova?» gli domandò lei.
Il suo sfogo lo prese alla sprovvista, ma prima che potesse risponderle, la porta si aprì un’altra volta. Era una buona cosa che lui e la signorina Simms non fossero occupati nelle normali attività di quel luogo: dubitava di poter essere tanto rapido.
La direttrice apparve sulla soglia. «Mabel vi può vedere ora» disse alla giovane, quindi scoccò un’occhiata torva a Jake. «Ma non voi. Se non avete intenzione di pagare per una ragazza, allora dovete andarvene.»
«Grazie» le disse la signorina Simms, quindi si voltò di nuovo verso di lui. «Signor McKenna, è stato un piacere conoscervi» gli strinse la mano «…suppongo.» Quindi se ne andò.
Cosa diavolo era successo?
Molly Rose Simms non era affatto come lui se l’era aspettata.
* * *
La signora formosa che l’aveva aiutata da Bertha’s – era lei, Bertha? – condusse Molly a una camera da letto sul retro dell’edificio. Una giovane donna con riccioli color caffè le venne incontro sulla soglia. I suoi occhi azzurro chiaro comunicavano una palese curiosità, sebbene fosse circondata da una vena di cinismo.
«Questa è Mabel. Non metteteci troppo. A breve avremo degli ospiti.»
Molly stava per chiedere perché ci fossero già degli uomini impazienti nel locale nonostante non fosse ancora aperto, ma tenne per sé la domanda. Senza dubbio, quell’uomo, Charles, era qualcuno di importante e riceveva un trattamento preferenziale. Provava ancora un residuo senso di nausea per il fatto che l’uomo avesse supposto che sarebbe andata a letto con lui.
E che dire di Jake McKenna? Non aveva provato a fare nulla, eppure, per un momento, l’aveva guardata come se avesse voluto spogliarla completamente e divorarla nel punto esatto in cui si trovava. Chissà se era andato via oppure aveva richiesto un’altra ragazza.
«Salve.» Molly allungò una mano. «Sono Molly Rose. Sono la sorella di Robert Simms.»
«È un piacere conoscervi, Molly Rose» disse lentamente Mabel, lo sguardo circospetto.
Fece scivolare il palmo nel suo, il suo tocco freddo era in netto contrasto con il calore dell’ampia stretta del signor McKenna solo pochi minuti prima. Molly ignorò la vampata di energia che tuttora permaneva, causata da quell’uomo alto e della loro breve interazione – in un bordello, tra tutti i posti possibili. Lei si trovava lì solo per via di suo fratello.
Mabel fece un passo indietro e le offrì uno sgabello, lei invece si accomodò sul letto su cui erano sparsi indumenti decorati da volant. Sembravano molto più succinti di quelli che una donna avrebbe dovuto indossare. Lo sguardo di Molly si posò su una foto appesa alla parete e si immobilizzò. Una donna era ritratta in piedi con le mani sui fianchi, con indosso nient’altro che un paio di mutandoni, i modesti seni spinti in fuori in modo provocante, quanto più nuda possibile.
Molly riportò di scatto l’attenzione su Mabel, imbarazzata per il fatto di avere la bocca spalancata. La richiuse di scatto e nascose la propria mortificazione intrecciando le mani per poi appoggiarsele sulla gonna grigia.
L’impulso di chiedere a quella donna se la sua professione le piacesse si fece più intenso dentro di lei, tuttavia Molly restò in silenzio. Sarebbe stato maleducato. Di certo lo faceva poiché non aveva altra scelta.
Mabel si chiuse i lembi della vestaglia, poi lasciò cadere la mano e sospirò. «Cosa posso fare per voi?»
«Sono arrivata ieri in città per far visita a Robert, ma lui non è venuto a prendermi e sono preoccupata. Non so proprio dove altro cercare.» Molly si schiarì la gola. «Un uomo nell’albergo dove soggiorno ha detto che a volte Robert viene qui. Mi ha dato il vostro nome.» Poi aggiunse, in fretta: «Spero che non sia un problema. Speravo che poteste sapere qualcosa.»
La donna abbassò lo sguardo.
«Conoscete mio fratello?» la incalzò Molly.
Lei annuì. «Sì, conosco Robbie.»
Mabel alzò gli occhi e la fissò, scrutandola con un’intensità tale da causarle agitazione.
«Ciò che direte rimarrà segreto, ve lo posso assicurare» disse Molly d’impulso.
La donna raccolse i bordi della vestaglia e si strinse la fascia attorno alla vita. «Vostro fratello non è stato qui di recente, tuttavia altri uomini che vedo…»
Molly aspettò, temendo che se avesse parlato l’avrebbe scoraggiata. Aveva pensato di recarsi dalle forze dell’ordine locali, però, quando aveva chiesto all’impiegato dell’albergo informazioni riguardo al vicesceriffo, la sua risposta le aveva lasciato più dubbi che sicurezza. In quella città c’era una sregolatezza che era difficile non notare. Anche se non aveva molto senso recarsi in un bordello per ricevere informazioni – le donne come Mabel erano affidabili? – non sapeva più cos’altro fare. Sua madre l’aveva messa in guardia contro le azioni impulsive che a volte compiva, eppure il suo cuore le aveva detto di andare a far visita alla prostituta.
L’espressione di Mabel si fece talmente sobria e sincera che le viscere di Molly si intrecciarono in un nodo di ghiaccio. «Mi dispiace, signorina Simms, ma Robert è morto.»
Translation based on the English version of THE BLUEBIRD copyright © 2016 K.McCaffrey LLC







